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ARETE PAZIENTI

Oggi riflettevo sul concetto di casa, o meglio sulla sensazione di casa. Casa non sono certo i mattoni sopra e sotto la testa, o le mura intorno al corpo. Capita di fatto così spesso di sentirsi ospiti in casa propria, estranei al nostro piccolo universo e raminghi nel mondo.Ma per viaggiare, signori miei, per andare, occorre un posto dove poter tornare!
O il viaggio diventerà un vagabondare senza meta. Perché, a ben vedere, la meta finale del viaggio è la casa da dove si parte.Quindi partiamo da qui, da questa nostra casa, che come si diceva non è fatta di mattoni ma di carne e sangue. La nostra carne ed il nostro sangue. Se noi siamo estranei a noi stessi nessun luogo potrà accoglierci. Come potremmo mai essere in pace in un luogo se il nostro corpo non è il sacro tempio del nostro spirito, in esilio da se stesso?
Noi siamo la nostra casa, il luogo dove trovare la pace, ma mai sarà possibile abitare in questa casa se non ci concediamo di vivere i desideri, le passioni, se non ci concediamo i difetti, le miserie, se non ci concediamo il perdono per peccati forse mai commessi … “il nobile è sicuro e cauto nell’infliggere le punizioni e non trascina i processi” (I KING).
Oggi in valigia proporrei di mettere un po’ di tenerezza, per noi stessi, per le nostre mancanze e per i nostri errori. Tenerezza e perdono, per oggi, possono bastare.

Un saluto e alla prossima

 

Il tempo passa e noi siamo ancora qui … il viaggio è lungo quanto una vita, e questa in fondo è la parte più interessante.

In valigia, in un taschino, per ora abbiamo messo  le nostre lotte, che altro ci può servire?
Per lottare ci vuole energia, dove possiamo andare a prenderla?
In questo periodo dove quasi tutti siamo afflitti da stanchezza cronica trovare energia in più pare quasi impossibile … eppure … quanta ne sprechiamo.
Confusione, paure, dubbi, insicurezze sulle proprie possibilità: ecco le rocce che ostacolano il cammino e richiedono tanta di quella energia da non averne poi più per il cammino stesso.

Nel silenzio dei pensieri, nel sogno delle opportunità, ecco una voce che echeggia:
“ma dove vuoi andare tu! così debole ed incapace!”
Una voce che è in tutti noi, lì nell’angolo delle nostre menti, sempre in agguato.
Ma se ognuno ha il diritto di dire ciò che crede, dentro e fuori di noi, ognuno ha anche il diritto di non credere passivamente.Quindi il punto non è perché quella voce ci parla, ma perché noi ci sentiamo obbligati ad ascoltarla e soprattutto a ritenerla costantemente vera!
Oggi proporrei di mettere in valigia un po’ di libero arbitrio, scegliamo a cosa credere! scegliamo, magari per iniziare, a credere di avere delle possibilità, così come anche delle virtù insieme ai difetti (da guardare e non da negare).
Scegliere deriva da ex-eligere, ossia separare la parte migliore dalla peggiore.
Iniziamo ad Eleggere ciò che è davvero meglio per noi.Un saluto, alla prossima

 

VIAGGIO ALLA RICERCA DI SE

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Buongiorno a tutti,

andiamo sempre avanti. Un’ovvietà del resto questa, poiché indietro, in fondo, non si può andare. Ci si potrebbe però anche chiedere perché è tanto faticoso fare ciò che è ovvio!!!Mi verrebbe da pensare che forse, a volte, la fatica deriva dal fatto che partiamo dalla parte sbagliata…

– ed il Re chiese ad Alice “raccontami la tua storia”, ma Alice imbarazzata rispose “per il vero non so proprio da che parte iniziare”. E il Re stupito “ma cara fanciulla, ovviamente inizia dall’inizio, passa per il mezzo ed arriva alla fine”.
Ovvio!  e allora perché tante e tante volte iniziamo dalla fine? Con il solo risultato che tutto ci appare enorme, opprimente, insormontabile … tanto insormontabile da non poterlo neanche più iniziare.

Oggi metto in valigia l’ovvio, il sacro ovvio, quello che dice un passo alla volta, senza fretta guardando bene dove metto i piedi.
Un saluto e alla prossima

 

VIAGGIO ALLA RICERCA DI SE’

domenica 15 settembre 2013

 


Buongiorno,
rieccoci qui a fare le valigie.
Un discreto intervallo di tempo è passato dall’inizio dei lavori a causa della mia personale avversità verso il mezzo di comunicazione su cui ci troviamo…ogni giorno guardavo il pc e la lotta tra il fare e il non fare iniziava.
Allora ho pensato che proprio questo dovesse essere il primo oggetto da mettere in valigia!

Probabilmente è capitato a tutti di dover intraprendere un “inizio”: ed ecco che il cambiamento, il doversi accostare a qualcosa di sconosciuto che richiede un principio di fatica ed applicazione, le paure di non farcela, le paure di deludere qualcuno (noi stessi), fanno diventare la montagna da scalare sempre più alta.
Ma tutto è  questione di prospettiva. Quanto più ci si allontana dalla montagna tanto più ci appare grande, tanto più ci appare alta ed impossibile da scalare.
Ma durante  la scalata la montagna è il sasso sotto i nostri piedi.
A volte forse val bene la pena di tapparsi il naso e buttarsi in acqua… splash! così, senza pensare, senza permettere che quei pensieri timorosi, protettivi fino al soffocamento di ogni slancio o, addirittura, denigranti, prendano il sopravvento.

Quindi qual è il nostro primo oggetto, come chiamarlo?
Lotta? forse, spinte contrapposte si affrontano, indubbiamente. Ma una lotta, o meglio la conclusione di uno scontro, presuppone la supremazia di uno dei due contendenti: lo faccio, non lo faccio, ora sì, ora no, ora dopo, ora adesso… e personalmente credo che vi sia un altro modo di vedere il tutto, ma questo è un discorso che faremo un’altra volta!
Per oggi va bene così, mettiamo in valigia le nostre LOTTE personali, giornaliere, portate avanti con fatica. Oggi va bene così…
un saluto e alla prossima

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