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LO SMARTPHONE RIESCE A TOGLIERE IL SONNO?

Aumentano sempre di più le persone che soffrono d’insonnia. Uno studio americano ha monitorato le abitudini degli americani dimostrando il legame tra l’uso di dispositivi digitali e una cattiva qualità del riposo.

 

SONNO E VISTA «DISTURBATI» DAL CELLULARE

Tenere lo sguardo fisso sul cellulare non nuoce solo alla vista, ma influenza negativamente anche il sonno. Diverse ricerche scientifiche hanno ormai dimostrato che l’uso del cellulare e del computer è associato ad una cattiva qualità del riposo e ad una riduzione delle ore di sonno.

In particolare quando l’uso avviene nelle ore serali e si prolunga fino a ridosso dell’addormentamento.

L’APPLICAZIONE CHE CONTROLLA L’UTILIZZO DELLO SMARTPHONE

In uno dei più recenti esperimenti i ricercatori hanno installato negli smartphone di 653 individui americani adulti un’applicazione in grado di monitorare il tempo di utilizzo effettivo (il numero di minuti in cui lo schermo rimaneva acceso ogni ora) e hanno registrato questi dati, insieme a quelli relativi alle ore di sonno e alla sua qualità (riportata in un questionario dai soggetti). La registrazione dei dati è continuata per un periodo di 30 giorni: il numero di ore trascorso in media davanti ai dispositivi è stato di 38,4 ore e gli smartphone attivati per 3,7 minuti ogni ora. In media, i giovani hanno trascorso più tempo con il cellulare.

LE CONSEGUENZE DEL CATTIVO RIPOSO SULLA SALUTE

Sebbene sia necessaria una più profonda comprensione dei fattori contingenti e culturali che determinano l’uso degli smartphone, per guidare interventi volti a ridurre il tempo speso davanti allo schermo, rimangono indiscutibili le conseguenze di un uso e di una dipendenza ormai eccessiva di tali dispositivi.

Quando il disagio è ormai evidente ed invalidante diventa fondamentale capirlo e accettarlo. Negare l’evidenza e le difficoltà può far vivere molto male e risultare pericoloso.

Gli interventi terapeutici possibili sono molti, dalla psicoterapia, alla psicanalisi vera e propria, ai trattamenti farmacologici, da soli o più spesso in associazione a colloqui di sostegno o ad interventi psicoterapici mirati.

Obiettivo: migliorare la qualità del risposo notturno.